Manuel De Oliveira

 

A uno dei maestri di Wenders, De Oliveira, abbiamo reso omaggio, invitandolo per un incontro in Facoltà. Si voleva incontrarlo per affrontare con lui una delle questioni centrali della connessione tra le arti, il rapporto tra scrittura, architettura, pittura e cinema. Faccio coincidere l'omaggio con un'icona, un'immagine che ha come nucleo centrale il vedere e l'inquadrare e come sfondo la città.

In quella occasione De Oliveira, infatti, confessa di essere stato molto felice di essere stato invitato a partecipare al film Lisbon Story e riconosce che im Wenders, "al contrario di molti altri registi che si preoccupano soltanto di se stessi, si preoccupa molto dei suoi modelli". E mette in evidenza che "ci sono alcuni punti di contatto tra l'architettura e il cinema per quanto riguarda il riportare alla forma". Pur ammettendo che gli piace molto non colloca l'architettura nel mondo dell'arte, non la considera un'arte, perchè "l'arte non ha nessuna finalità pratica". Pone come esempio coloro i quali si ispirano al Cristianesimo e su questi principi basano la loro professione artistica, tendono a formulare un'immagine che faccia pensare alla fede. o come altri amano il mito, perpetuato attraverso l'arte.

Da me sollecitato a ritrovare motivazioni che portino l'architettura oltre gli aspetti pratici e funzionali, condivide l'obiettivo, che non è quello di volerla accreditare come arte - un obiettivo che non si può risolvere sul piano personale - , ma ritornare all'arte del costruire, rapportare l'architettura al mondo dell'arte, acquisire sensibilità, non riferirsi soltanto ai problemi pratici. Farla diventare - come lui sostiene nel suo Ricordi di infanzia -  "la culla dove chi la vive prende coscienza e comincia ad arroccarsi al mondo,  dentro di noi e resta in noi come anima" Una rivelazione che contiene e manifesta il motivo dell'incontro. Passo ad un altro esempio, la Casa del cinema, con cui ha avuto un rapporto che si è sviluppato nel tempo, che ha avuto poi un esito fallimentare. De Oliveira contava sul fatto che questa casa fosse aperta a rapporti con le cineteche invece ha verificato che "è stata una lunga contraddizione". Con questa vicenda porta allo scoperto i due demoni che tengono lontana l'architettura dall'arte: il denaro e la burocrazia. Ma la questione centrale, il motivo dell'incontro, è il rapporto dell'architettura col cinema e con altre arti.

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