Casa Baldassarre

Nella prima casa che ho progettato (era il 1977!), gli ambienti sono articolati intorno ad uno spazio centrale a tutt’altezza, illuminato dall’alto.
L’anima della casa.
Sopra, intorno al vuoto centrale, le stanze e, in alto, in copertura, la fonte della luce, in forma di tronco di cono. Una cupola.
Il thèma assunto non era l’organizzazione funzionale, ma il rapporto terra-cielo. E il modello di riferimento è stata la  casa dei Vettii, a Pompei, che mi aveva molto colpito quando l’avevo vista. C’era anche la voglia, il piacere e l’impegno di tradurre in architettura i desideri e le aspettative che mi venivano dalla committenza – il dott. Vincenzo Falzarano, un amico molto caro,  e la moglie.
C’era un fondamentale punto di partenza: “il cielo stellato sopra di me, l’imperativo morale in me”. La terra  - il radicamento, la gravità, il contatto con ciò cui apparteniamo profondamente – e il cielo – l’aspirazione, ciò che ci richiama e ci affascina, verso cui tendiamo. Ispirazione e realizzazione.
Tutto contenuto in qualche schizzo di preparazione del progetto. Lo “schizzo euristico”. Il progetto in potenza, poi realizzato.

 

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